giovedì 15 maggio 2008

Il sindaco Turturici all'attacco!!!

Questo pomeriggio, il sindaco di Sciacca, Mario Turturici ha tenuto una conferenza stampa chiarificatoria per rispondere alle recenti richieste dell'on. Mannino che chiede all'UDC di uscire fuori dall'attuale maggioranza. Così ha detto:
Una mattina un parlamentare della repubblica, dopo essere stato a Roma, quindi lontano da Sciacca per due anni, si sveglia e comincia a cercare di destabilizzare l'amministrazione comunale della sua città intimando ad una parte del suo partito il disimpegno dalla Giunta. Una vicenda che di politico non ha assolutamente nulla e che di conseguenza non ha alcuna giustificazione.
«Ho bisogno di parlare alla città ho bisogno di far capire come stanno le cose».
«Prima le opere pubbliche si cominciavano e rimanevano incompiute, oggi invece le completiamo, ne riprogettiamo di nuove, le finiamo».
Il sindaco ha ribadito che con Mannino non parla dal 1993, ha reagito pesantemente alle accuse dell'ex Ministro sul presunto fallimento della politica urbanistica in città facendo notare che con il Piano Isabella, il Prg in dirittura d'arrivo, il piano del traffico e il piano parcheggi le cose non stanno così. «Non vorrei – ha aggiunto Turturici – che qualcuno tenda a bloccare l'iter di questi e di altri progetti».
Respinte anche le accuse sulle Terme e sull'ospedale: «un parlamentare sa che su questi argomenti non può prendersela con il sindaco che non ha poteri, ma che può interloquire direttamente con il Governatore della Sicilia sia per il rispetto della legge Salvaterme sia per la deroga al piano di rientro in materia di assistenza sanitaria.
Un Turturici che dopo aver ringraziato gli assessori e i consiglieri comunali dell'Udc, compreso Fabrizio Di Paola e il coordinatore del partito Maurizio Pace, ha rivelato di essersi sentito stamattina con l'Onorevole Ruvolo. A chi come oggi Ambrosetti e Friscia, sulla scia di Mannino, ha annunciato di essere passato all'opposizione, Turturici a sorpresa ha detto: «io propongo sin da adesso la mia ricandidatura a sindaco al Popolo delle Libertà, chi ci sta lo dica subito, dopo sarà troppo tardi».

Noi dei giovanipdl stiamo con lui e condividiamo pienamente le sue parole.

mercoledì 14 maggio 2008

Discorso di Silvio Berlusconi alla camera


14 maggio 2008 ore 12:34

Vi proponiamo il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pronunciato il 14 maggio 2008 alla Camera dei deputati
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho seguito con attenzione tutti gli interventi nel dibattito di ieri, qui di persona in Aula o attraverso la lettura dei resoconti parlamentari. Desidero ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e dell’opposizione che hanno portato un contributo costruttivo.A chi in particolare ha voluto incalzarci e quasi sfidarci sulla strada del dialogo che ho proposto, voglio rispondere subito che questo Governo accoglie questa sfida costruttiva, consapevole che proprio le difficoltà che abbiamo di fronte ci impongono un approccio nuovo, non più basato su contrapposizioni sterili e preconcette. Non è soltanto una questione di galateo parlamentare o politico, anche se a questo galateo io tengo particolarmente: è questione invece di una comune assunzione di responsabilità alla quale, nella difficile situazione in cui ci troviamo, nessuno può sottrarsi. Essere responsabili significa adoperare, prima di tutto, il buonsenso, per ricercare soluzioni quanto possibile condivise. In ogni caso, voglio ribadire con forza quanto ho anticipato nel mio intervento di ieri proprio in nome di questo stesso buonsenso: non vi sarà mai - mai! - da parte nostra un rifiuto pregiudiziale nei confronti dei contributi costruttivi che l’opposizione saprà e vorrà offrirci.
Il primo terreno sul quale dovremo ricercare le soluzioni più efficienti per una democrazia bipolare matura come quella che tutti noi sogniamo è quello delle riforme, sulle quali - lo abbiamo registrato anche ieri nel dibattito che vi è stato - sono ampi i margini di convergenza e quindi di possibile collaborazione. Ho anche notato in qualche intervento edichiarazione un moto di sorpresa - anche positiva e cordiale - per i toni della mia relazione. Eppure, già nel 1994, nella mia prima esperienza di Governo, quando presentai qui il mio programma, cercai di essere rassicurante e di sottolineare quel che univa, in tempi in cui tutto congiurava per dividere. Ricordo anche un gesto, dettato da pura spontaneità, quando cioè andai a stringere la mano a quell’oratore dell’opposizione che si chiamava Giorgio Napolitano dopo un suo discorso nobile e pacato.Ma per venire alla sostanza delle cose, come mi ha chiesto di fare l’onorevole Fassino nel suo intervento, che ho ascoltato con grande attenzione e che ho apprezzato, bisogna anche dire che talune delle questioni primarie su cui si dovrà decidere non ci dividono più come succedeva una volta. Lasciamo da parte il tema dei rifiuti di Napoli, la cui rimozione non è ovviamente di destra o di sinistra: è solo un atto doveroso di decenza civile.Parliamo delle tasse, delle imposte, dei diversi gravami che rendono così difficile la crescita della nostra economia. Certo, se il tema si affronta partendo dall’ansia di far piangere i ricchi, se diventa una bandiera ideologica senza alcun senso (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l’Autonomia), allora è chiaro che lo spazio per una discussione limpida tra scelte diverse, ma che in alcuni casi sarebbero integrabili o componibili, si vanifica.Ma ho ascoltato discorsi sensati anche in campagna elettorale, ad esempio dal leader del Partito Democratico: quel «pagare meno per pagare tutti», al di là dello slogan, è un concetto che ci appartiene, assolutamente condivisibile e condiviso.Vengo ad un altro tema. Noi continuiamo a pensare che il mercato mondiale e il mercato globalizzato sia lo strumento decisivo per il funzionamento delle economie moderne e liberali, ma abbiamo riconosciuto che, per quanto riguarda anche il nostro Paese, alcuni costi della globalizzazione sono eccessivi e sono pagati prevalentemente dai lavoratori a reddito fisso e dalla classe media, comprese le piccole aziende, il commercio al dettaglio, il lavoro autonomo. Se la cultura prevalente dell’opposizione, così come si configura oggi in questo Parlamento, non si definisce più come statalista e dirigista e non considera più lo Stato fiscale come un idolo al quale immolare sacrifici ideologici, è anche vero che noi non siamo più tributari esclusivamente della rivoluzione liberista degli anni Ottanta, e ci facciamo carico di interessi popolari diffusi che un mercato mal regolato può offendere e ferire.
Non dico che tutto questo sarà sempre facile. Ci vorrà molta pazienza, molta tenacia. Ma dico che, se vogliamo davvero il bene del nostro Paese, tutto questo è indispensabile.Faccio alcuni esempi concreti di temi sui quali probabilmente ci divideremo e di temi sui quali il dialogo potrà essere sistematico e utile. Il Ponte sullo stretto di Messina, per esempio: noi vogliamo realizzarlo, voi non lo ritenete indispensabile (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Misto-Movimento per l’Autonomia). Su questo mi sembra difficile un’intesa, però la vigilanza contro le infiltrazioni della malavita organizzata è un problema comune che possiamo esaminare e assolvere di concerto.Oppure, ecco un altro esempio: l’onorevole Bersani non crede che si debba partire dalla detassazione degli straordinari e dei premi di produzione legati all’incremento della produttività, che è invece la nostra convinzione. Alla fine la decisione sarà presa e probabilmente non vi sarà un’intesa sul voto, tuttavia il Governo, come d’altronde l’onorevole Bersani, è assolutamente deciso a studiare e a porre in essere misure per aumentare i salari e le pensioni minime.
Non abbiamo timori, non abbiamo soprattutto pregiudizi di fronte a un’opposizione che faccia proposte pubbliche chiare, definendo responsabilmente la copertura di ogni misura di spesa o di riduzione fiscale. Ed è probabile che nel mondo sindacale e nelle stesse fila dell’opposizione vi siano forze importanti favorevoli alla riforma della contrattazione che è,a mio giudizio, uno dei modi più sani, più diretti e più efficaci per sottrarre alla stagnazione la dinamica dei salari e degli stipendi, aggrediti, come sono, dal carovita.Un’altra osservazione: non è vero - questo devo dirlo, colleghi dell’opposizione - che abbiamo creato aspettative che non saremo in grado di esaudire. È stata una campagna elettorale vivace, in molti casi assai vivace, ma io credo che la consapevolezza di uno sforzo nazionale da fare e della necessità di unire intorno a questo sforzo abbia resistito alla naturale propensione di parte degli argomenti da comizio (ed è stata, lo avete sottolineato anche voi, una campagna davvero diversa da quelle che l’avevano preceduta).Certo è vero che i due anni di Governo presieduto dal professor Prodi hanno generato un’insofferenza diffusa e un’inclinazione alla sfiducia verso chi dirigeva il Paese, ma noi non siamo caduti nell’errore di promettere lo smantellamento sistematico e pregiudiziale delle leggi della passata maggioranza, a partire dalla costosa controriforma della nostra riforma delle pensioni che avete realizzato contro il nostro parere.
Non l’abbiamo fatto e non lo faremo.Un altro esempio. Nel pacchetto sicurezza che stiamo ultimando per il prossimo Consiglio dei ministri ci saranno alcune misure analoghe a quelle che erano state definite dal Ministro Amato e che erano state richieste espressamente dall’onorevole Veltroni sindaco di Roma. Queste misure sono state poi cancellate con un effetto di vero smarrimento nell’opinione pubblica, colpita dal ripetersi di atroci fatti di sangue. Non escludo che alla fine nasca un dissenso sul decreto che abbiamo in animo di varare, ma una cosa è un dissenso argomentato che tiene conto anche della prospettiva comune nella lotta per ristabilire il dominio della legge sul territorio, come ieri voi avete assolutamente auspicato, un’altra cosa è fabbricare - ciò che mi auguro non accada - una caricatura propagandistica delle posizioni e delle proposte del Governo.Su tutta l’attività di Governo poi esiste un terreno naturale di esperienza comune che è quello degli enti locali e delle regioni. Nessuno vorrà negare che in materia di sicurezza molti sindaci, anche di sinistra, hanno preso provvedimenti che vanno nella stessa direzione che intendiamo prendere noi con il nostro Governo.Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c’è bisogno di scomodare Adam Smith per sapere che un’economia forte e libera non dipende dalla benevolenza del birraio, del macellaio, del fornaio, ma dal loro interesse. Non ho parlato e non parlo di benevolenza quando dico che esistono le condizioni per cambiare registro e per impegnarci in una grande rivalutazione della politica e del suo significato di servizio per i cittadini. È dall’interesse vostro e nostro, dall’interesse comune di una classe dirigente eletta per risolvere i problemi degli italiani che può e deve nascere un Paese più sereno, un metodo più tranquillo e limpido di discussione, un’attitudine politica sempre esigente, sempre rigorosa, sempre severa ma non disfattista e arrogante.Lo so e noi tutti sappiamo che non sarà facile, ma siccome per natura sono un ottimista e ho sempre avuto la passione dell’ottimismo credo che se lo vorremo davvero e tutti insieme, come direbbe pacatamente e serenamente il principale esponente dello schieramento a me avverso, ’se po’ fa’, ce la possiamo fare.È con questo auspicio, anzi con questa certezza che chiedo la vostra fiducia.

venerdì 9 maggio 2008

Decisi a decidere


Si volta pagina, il nuovo governo di Silvio Berlusconi è nato con rapidità, chiarezza e novità per dare una prima risposta forte alle richieste di cambiamento espresse in maniera ampia e netta dal corpo elettorale. Il passato comincia a passare, il governo italiano finalmente è più simile a quelli dei più importanti Paesi europei.Le novità non sono poche. Innanzitutto, l’esecutivo è nato a soli 23 giorni di distanza dalla chiusura delle urne, anche perché di fatto è stato velocizzato, per impulso del premier, il rituale non più rispondente alle esigenze di una democrazia efficiente. Oltre al tempo guadagnato, la sostanza. Quello presieduto da Silvio Berlusconi è il governo più snello di tutta la storia repubblicana. I ministri con portafoglio sono soltanto 12, un terzo in meno rispetto al governo Prodi; con dicasteri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari la squadra sarà di 60 componenti, contro i 102 della primavera 2006. E’ evidente lo sforzo di rendere più funzionale la macchina decisionale centrale, riducendo i costi ( si tagliano, è solo un piccolo esempio, 40 “auto blu”) e le lungaggini, i conflitti di competenza e le interminabili riunioni per concertare l’azione dei diversi settori.Importante anche il segnale di ricambio generazionale: su 21 ministri quattro sono donne e nove hanno meno di 40 anni.L’asciuttezza della squadra è stata propiziata da un dato politico fondamentale: il nuovo governo, è coeso e concorde, non ci sono e non ci saranno componenti che ne freneranno la navigazione remando contro. E’ questa coesione è la prima garanzia sul rispetto degli impegni assunti in campagna elettorale. Il patto di cambiamento e di rilancio stretto con gli italiani sarà onorato. Tutti questi elementi dimostrano che il governo è “deciso a decidere”, cancellando il ricordo della palude politica in cui s’era impantanato il precedente esecutivo, fra risse, proteste, do decaloghi stracciati, eterni rinvii.Le difficoltà in cui versa il Paese sono purtroppo note e non sono né piccole né poche, ma c’è l’energia politica e morale, pure in un contesto di responsabile realismo , per affrontarle. Ci sono una visione, un metodo e uno stile realmente nuovi.L’agenda – Il programma dei primi interventi è fitto, ma Berlusconi e la sua squadra sono pronti ad agire, decidere, scegliere, operare concretamente. Ci sono priorità chiare e definite, indicate dalla stessa realtà italiana e sulle quali si concentrano le attese dei cittadini. Sicurezza – il 70 per cento degli italiani è allarmato dalla criminalità diffusa e dall’immigrazione clandestina -, emergenza rifiuti, questione Alitalia, recupero del potere d’acquisto per lavoratori dipendenti e pensionati, abolizione dell’Ici sulla prima casa.Il modo in cui il Paese è stato governato negli ultimi venti mesi dalle sinistre ha aggravato tutti questi problemi e si impongono risposte rapide che Silvio Berlusconi è deciso a dare.I primi interventi per ridurre il carico d’imposte sulla casa e detassare straordinari e premi di produttività per i dipendenti sono già chiari, si darà sollievo a milioni di famiglie italiane messe alle strette da inflazione e pressione fiscale insostenibile. Saranno soltanto i primi segnali di un’inversione di tendenza che diverrà ancora più concreta, per cittadini e imprese, con una graduale e razionale azione di snellimento delle strutture burocratiche e con la riduzione dei costi della macchina-Stato.Anche sulla sicurezza ci sono idee chiare e volontà d’agire, l’Italia dovrà tornare ad essere un Paese vivibile, più ordinato, nel quale sia più difficile infrangere le leggi e sfuggire alle pene.Il sospiro di sollievo con cui viene salutata la nascita del nuovo governo segna l’inizio di quella che gli osservatori definiscono la “luna di miele”. Ebbene, questo clima non si dissolverà, il governo Berlusconi è ben deciso a rispondere alla fiducia del popolo sovrano con un impegno adeguato ai bisogni e alle sfide di questa fase storica.
Maurizio Marchese e Lorenzo Genuardi.

giovedì 8 maggio 2008

Per non dimenticare!!!


Il 9 Maggio del 1978 (giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti), l'Italia intera si fermava alla notizia dell'uccisione del presidente Aldo Moro da parte delle brigate rosse , ritrovato all'interno di una Renault 4 a Roma, in via Caetani, emblematicamente vicina sia a Piazza del Gesù (dov'era la sede nazionale della Democrazia Cristiana) e via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano). Il calvario del 5 volte presidente del consiglio dei ministri Moro durò 55 giorni e iniziò il 16 Marzo con il rapimento avvenuto con l'agguato in via Mario Fani in cui persero la vita anche i 5 componenti della scorta.

La storia di quei giorni è molto intricata e piena di incognite non ancora risolte con delle responsabilità che non sono poi così nette. In quei 55 giorni fu messo alla prova l'assetto democratico del nostro paese; tutte le istituzioni passarono il loro momento più difficile e tragico.

Era un momento storico fondamentale per la storia della nostra Repubblica perchè si andava verso la costituzione di un governo di larghe intese impensabile prima delle elezioni e che vedeva farne parte la DC, i socialisti di Craxi e i comunisti di Berlinguer pronti a creare uno stato nuovo e unitario che le brigate rosse (costituite da quei comunisti rivoluzionari, ex partigiani, che dopo la liberazione non avevano consegnato le armi) proprio in quei mesi cruciali mettevano alle strette con il rapimento del più alto esponente della DC e dello stato italiano.

Nel corso di quelle settimane arrivarano tante lettere da parte di Moro; inizialmente sulla vericità di quelle lettere c'era molta titubanza ma con il passare dei giorni si cominciò a cercare un margine di trattativa per tentare di salvare Aldo Moro con il presidente della Repubblica Leone che si disse pronto a concedere un amnistia mirata, rivolta ad un terrorista caro ai brigadisti. L'ultimo tentativo fu fatto dal Papa che chiese, in ginocchio, alle brigate rosse di liberare Aldo Moro senza alcuna richiesta di riscatto ma con una semplice e seria presa di coscienza.

Domani, venerdì 9 Maggio 2008 decorre il 30° anno della scomparsa di Aldo Moro e su canale 5 andrà in onda una fiction per non dimenticare ed è importante che noi giovani, che non apparteniamo a quegli anni e non abbiamo vissuto quei tragici momenti, siamo a conoscenza di questi fatti storici e inoltre dobbiamo essere consapevoli di ciò che il terrorismo italiano è arrivato a compiere.


Maurizio Marchese e Lorenzo Genuardi.

mercoledì 30 aprile 2008

Amato: "Sulla sicurezza abbiamo sbagliato tutto"


"La faccia di bronzo di Amato non conosce vergogna" così afferma oggi l'onorevole Isabella Bertolini. L'ormai ex Ministro dell’Interno, massimo responsabile dello stato della sicurezza nel nostro Paese, ammette oggi che il Governo di centrosinistra ben poco ha fatto in materia di rispetto della legalità e dell’ordine pubblico. Questa tardiva ammissione di colpa ha il sapore della beffa.
Grazie a lui e all’incapacità del Governo Prodi gli italiani vivono ormai in una condizione di terrore permanente. Lo dimostrano i dati presentati oggi dal Viminale. I cittadini diffidano degli immigrati, in special modo degli islamici, sono fortemente contrari alla costruzione di nuove moschee, chiedono a gran voce di fermare l’invasione di extracomunitari, favorita ed incoraggiata dal Governo Prodi che ha aperto non solo le frontiere ma anche le carceri. Oggi possiamo dire: "noi del Pdl lo avevamo detto". Come già fatto nel corso della precedente legislatura, il Pdl ha intenzione di portare avanti la stessa politica sulla sicurezza fortemente appoggiata dalla lega nord con l'espulsione di tutti quei clandestini non in regola e senza lavoro. Attualmente in Italia sono 2,4 milioni gli immigrati regolari di cui l'88% di questi residenti al nord. Il resto non ha lavoro, non ha permesso di soggiorno ed è spesso portato a delinquere.

Bisogna ridare forza ai poliziotti di quartiere, ci vuole una riforma della giustizia, ci vogliono nuove carceri, ci vogliono pene più severe.


Maurizio Marchese e Lorenzo Genuardi.

Bassolino deve dimettersi!!!


IL PDL PRESENTA LA PRIMA MOZIONE: Via Bassolino

Il Pdl nella seduta di ieri del Senato, che ha dato il via alla XVI Legislatura, non ha perso tempo ed ha presentato una mozione a firma di Antonio Paravia, con altri colleghi campani come la senatrice Contini. La mozione "impegna il governo a sottoporre al presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 126 della Costituzione, lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale della Campania, e la relativa rimozione del presidente della Giunta Antonio Bassolino". "Nell’ultima tornata elettorale siamo stati piu’ volte sollecitati da consiglieri regionali, sindaci, consiglieri provinciali, comunali e cittadini della Campania affinche’ alla apertura delle Camere ponessimo con sollecitudine e forza la questione dell’emergenza rifiuti", sottolinea Paravia.
"Tale scempio annovera come primo responsabile il presidente della regione Antonio Bassolino, peraltro rinviato a giudizio per reati inerenti il suo periodo commissariale. Questi, invece di prendere atto del fallimento della sua gestione e rassegnare le dimissioni, come l’etica e l’onesta’ intellettuale avrebbero voluto, ha deciso che si dimettera’ solo nel 2009, un anno prima della scadenza naturale del mandato. Per confermare gli impegni presi con gli elettori- ribadisce -, e per dare un segnale concreto di cambiamento immediato, abbiamo ritenuto opportuno presentare la mozione nella prima seduta del Senato. Al momento, l’atto parlamentare e’ stato sottoscritto da 12 senatori, (il regolamento prevede almeno 8 firme per la presentazione) ma abbiamo gia’ provveduto a richiedere la firma di tutti i Senatori del Pdl-Lega-Mpa. Auspichiamo un’ampia e sollecita adesione alla mozione per poterla discutere, e quindi approvare, quanto prima in Aula" così dice Paravia in un intervista.

Ci auspichiamo che questa mozione possa tramutarsi in realtà e che anche la regione campania e la città di napoli possano essere liberate da questi 16 anni di mal governo della sinistra perchè lo chiedono tutti i cittadini di quella regione, i napoletani e gli italiani.


Maurizio Marchese e Lorenzo Genuardi.

martedì 29 aprile 2008

ROMA CAPITALE...DEL POPOLO DELLA LIBERTA'! Adesso per Veltroni l'Africa è più vicina!


Increduli! Così tutti gli esponenti del Pd e della sinistra in generale hanno reagito alla notizia, storica, della vittoria del centro-destra alle comunali della capitale romana. Sì, perchè la vittoria di Alemanno (che ha perso clamorosamente due anni fa contro Veltroni alle comunali di Roma del 2006) è davvero incredibile. Prima del 13-14 aprile molti avrebbero scommesso che Roma restasse al centro-sinistra. Ma alla vigilia del ballottaggio gli assetti erano già cambiati. Ha ragione Rutelli nel dire che il tema sicurezza è stato determinante per la vittoria del Pdl. Ma lo stesso sbaglia sostenendo che il centro-destra abbia strumentalizzato questa tematica così cara ai romani. Infatti, se i romani hanno scelto di votare Zingaretti alla provincia, ma non di confermare il proprio voto al comune per Rutelli una motivazione deve pur esserci. E non si tratta certo di strumentalizzazioni elettorali! Il motivo è semplice: Roma vive una situazione di degrado che non si confà al prestigio artistico che la contraddistingue a livello internazionale. Un degrado generalizzato, che va dai trasporti all'invasione dei rom, dall'assetto urbanistico al decoro della città. Una città che, pur essendo entrata in Europa, ha poco di capitale europea. I romani scelgono Alemanno perchè delusi del famoso "modello Roma". Per Veltroni, dunque, una doppia sconfitta! Il risultato di ieri ha un grosso peso politico che si riflette a livello nazionale. La vittoria di Alemanno è un'ulteriore conferma a Berlusconi e al futuro governo. Rappresenta un'ultima batosta per una sinistra che ha saputo solo consegnare il paese e perfino la sua roccaforte romana al Popolo della Libertà, il quale (è bene sottolinearlo!) non ha certo goduto a Roma dell'appoggio della Lega Nord.

Lorenzo Genuardi e Maurizio Marchese